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Biografia e testi dell'autrice

Storia del giardino dei Tarocchi

I 22 Tarocchi L'Imperatore

L'Imperatrice

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Foto durante la costruzione

Messaggio ai visitatori 

Dedica a Jean Tinguely

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Sul versante meridionale della collina di Garavicchio – circa 8 km da Capalbio – sorge il parco tematico creato dalla scultrice franco-statunitense Niki de Saint Phalle, meglio conosciuto come il Giardino dei Tarocchi; Catherine Marie-Agnès (questo il vero nome dell'artista) iniziò a costruirlo nel 1979, dopo aver visitato personalmente il Parco Güell di Antoni Gaudí a Barcellona e il Sacro Bosco di Bomarzo in provincia di Viterbo. Si tratta di una vera e propria città fuori dal tempo, un tripudio di colori, specchi, vetri, ceramiche e murrine veneziane nel cuore della campagna maremmana; le 22 gigantesche sculture raffiguranti gli arcani maggiori sembrano governare sui sentieri di pietra, sulle querce e sulle piante di olivo, sul cobalto del mare che si estende fino all'orizzonte. A questo sogno magico e spirituale Niki dedicò circa diciassette anni della sua esistenza, affiancata dal marito Jean Tinguely, da un'équipe di rinomati artisti contemporanei e da un gruppo di operai specializzati; l'architetto svizzero Mario Botta si occupò invece della realizzazione del padiglione d'ingresso, uno spesso muro di cinta provvisto di un'unica grande apertura circolare, posto a separare nettamente il giardino dalla realtà quotidiana. Qui, all'interno dell'Imperatrice-Sfinge, Niki scelse di vivere per anni, attendendo pazientemente che tutte le sue sculture prendessero forma (o forse vita?)... Morì quattro anni dopo l'apertura al pubblico del suo splendido giardino, del quale adesso continua a prendersi cura la Fondazione omonima.

Al di là del muro, la strada sterrata sale fino a una grande piazza, dove si incontrano il Mago e la Papessa, i primi arcani maggiori dei tarocchi: il Creatore di tutte le cose e l'Intuizione Femminile formano un'unica grande statua, dalla quale sgorga l'acqua che si riversa nella vasca della Ruota della Fortuna. Si prosegue passando sotto l'arco di un Sole gigantesco – la divinità che rischiara i nostri spiriti – da questo momento in poi è possibile intraprendere un percorso personale, scegliendo un sentiero piuttosto che un altro: Niki de Saint Phalle desiderava che ognuno fosse messo in condizioni d'incontrare gli arcani seguendo il proprio istinto, escludendo la meccanicità della visita guidata, certamente nemica dell'interpretazione. In ogni caso la Giustizia non cesserà di vegliare sul vostro cammino, presto o tardi vi ritroverete nel Castello dell'Imperatore e da qui potrete ammirare il verde delle colline che si rincorrono fino al mare, gli specchi argentati della magnifica Torre spezzata, il volto (o)scuro dell'Imperatrice, che rappresenta l'archetipo della Grande Madre, regina del cielo dallo sguardo imperturbabile. Ed ecco la Temperanza: una piccola cappella che sprona alla meditazione e alla preghiera, vicina sorge la Luna, stranamente lontana da tutte quante le sue Stelle (racchiuse nel grembo dell'Imperatrice insieme al Carro e al Giudizio)... Sul lato opposto del parco trovate invece la Forza che doma un drago di specchi verdi, la Morte a cavallo con la sua inseparabile falce, il Diavolo, il Mondo, il Matto ed il Papa. Gli Amanti – occhi negli occhi – condividono un picnic all'ombra delle fronde, l'Eremita si “aggira” come un fantasma nella radura, l'Impiccato osserva il mondo capovolto, dal ventre dell'albero della vita...

Curato fin nei più piccoli, inimmaginabili dettagli, il Giardino dei Tarocchi ha richiesto sforzi enormi; a testimonianza di quest'affermazione vogliamo citare le parole dell'artista stessa: “Non appena iniziai a lavorare al Giardino dei Tarocchi mi resi conto di aver scelto un percorso arduo e pieno di difficoltà. Un attacco di artrite reumatoide mi impedì per un lungo periodo di usare le mani e di camminare. Ma andai avanti lo stesso. Nulla poteva fermarmi. Ero come stregata. Sentivo che, nonostante le difficoltà, era mio destino creare questo giardino”. E ancora: “Questo giardino è stato fatto con difficoltà, con amore, con folle entusiasmo, con ossessione e, più di ogni altra cosa, con la fede. Niente e nessuno avrebbe potuto fermarmi. Come in tutte le fiabe, lungo il cammino della ricerca del tesoro mi sono imbattuta in draghi, streghe, maghi e nell’Angelo della Temperanza”. Quello che Niki non dice – anche se chi ha dimestichezza con i tarocchi molto probabilmente lo sta già pensando – è che lungo il suo cammino deve averla accompagnata anche un'altra carta, la numero XXI, il Mondo: quando un progetto straordinario scaturisce infatti da un grande sogno, inteso come espressione autentica di un Sé profondo, tutto l'Universo collabora affinché questo si possa realizzare.

Caterina Pomini,

articolo ripreso da www.inyourtuscany.com